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Pubblicato 8 novembre 2011 | ultima modifica il 8 novembre 2011.

Involuzione infermieristica?

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Involuzione infermieristica?



Mentre Ulisse navigava e si batteva per il Mediterraneo, i Proci approfittavano della sua assenza saccheggiando regno e famiglia. In una visione omerica del moderno mondo infermieristico italiano, molte sono le analogie con l’Odissea. Mentre gli infermieri, navigano da un ventennio e si battono come mai hanno fatto per il riconoscimento della propria professione e della loro autonomia: cooperative, associazioni o finte tali non fanno altro che approfittarsi della loro forza lavoro costringendoli giorno dopo giorno, ad accettare situazioni a dir poco de-professionalizzanti se non addirittura schiaviste. Si, perché se la schiavitù è morta secoli fa, i compromessi che si devono accettare oggi per esercitare una delle professioni più importanti e carenti della sanità, rappresentano un subdolo quanto strisciante tentativo di riproporre uno status padrone-servo. Considerando le responsabilità, le competenze e l’autonomia raggiunte dalla professione infermieristica, prima attraverso il DM 739/94, poi grazie alla L 42/99 ed infine alle leggi 251/2000, 1/02 e 43/06, il compenso offerto per le prestazioni di un professionista di questo calibro, non può attestarsi a cifre come quelle raggiunte negli ultimi due anni. Si vocifera (e non solo) di remunerazioni pari a 9 euro lordi l’ora, tentativo sfacciato di sbeffeggiarsi della figura infermieristica in primis e del CCNL in secundis. Fosse soltanto la natura economica della cosa non ci sarebbe tanto da strabuzzarsi gli occhi (anche se chi lo fa, lo fa a ragione), ma uno dei problemi principali ai quali si dovrebbe porre l’attenzione, è la mancanza di personale e le condizioni lavorative di chi, fortuna per lui, una posizione la occupa. Il degrado della sanità sia pubblica che privata, ha raggiunto in piena linea con la crisi economica attuale, proporzioni bibliche. Se da un lato assistiamo a reparti mandati avanti da 1 massimo 2 infermieri, dall’altro si deve denunciare la continua svendita di professionalità di certi nostri colleghi, disposti per pochi spiccioli (senza voler far i conti in tasca alle persone)  a coprire le carenze formatesi in giro per il territorio a causa della cattiva gestione ed organizzazione. In tutto questo i nuovi infermieri, non hanno la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro se non attraverso le classiche raccomandazioni, una forma di maresciallato ben noto al nostro paese, antitesi della meritocrazia e fonte di disdegno da parte dell’Europa intera.

Davide Mori

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About the Author:

Davide Mori - Infermiere, master in area critica e master in management per le funzioni di coordinamento, presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia de "La Sapienza" di Roma In servizio presso il Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.