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Pubblicato 9 giugno 2011 | ultima modifica il 9 giugno 2011.

L’ossigeno terapia e la gestione infermieristica in area critica

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L’ossigeno terapia e la gestione infermieristica in area critica



L’ossigenoterapia viene utilizzata per correggere i quadri di insufficienza respiratoria acuta o cronica derivanti da patologie polmonari e extrapolmonari.Può essere utilizzata mediante:

  • Metodiche non invasive, che correggono l’ipossia,
  • Metodiche invasive, utili per correggere l’ipercapnia.

Un suo uso eccessivo può comportare dei danni sia a livello polmonare (con effetti infiammatori lesivi a livello cehttp://www.areacritica.net/sito/wp-content/uploads/2011/06/O2.jpgllulare), sia a livello extrapolmonare, con fenomeni di vasocostrizione, diminuzione della portata cardiaca e, nel neonato prematuro, fibroplasia retrolenticolare (patologia che colpisce le strutture oculari posteriori al cristallino, provocando la cecità).

I sistemi utilizzati per la somministrazione di Ossigeno sono di due tipi:

  1. Sistemi a basso flusso:

a)      Sondini naso-faringeo: èun sondino che si inserisce nella medesima maniera del sondino naso-gastrico che diffonde l’ossigeno al nasofaringe e all’orofaringe. Viene usato raramente, in quanto, è scarsamente tollerato dai pazienti e, se non correttamente posizionato, può provocare distensione gastrica,

b)      Occhiali nasali: sono ben tollerati anche se non garantiscono un flusso di ossigeno costante, in quanto ciò dipende dal tipo di respiro (nasale o orale) del paziente. il flusso massimo è di circa 6 l/min. Se si utilizzano flussi superiori ai 4 l/min è necessarioumidificare l’aria per evitare l’essiccamento della mucosa nasale.

c)       Maschere facciali semplici: permettono di fornire flussi di ossigeno compresi tra i 5 – 10 l/min. Sono poco tollerati dai pazienti dispnoici perché può dare la sensazione di soffocamento e costrizione. Un altro problema di questo tipo di maschera è quello di doverle rimuovere in caso di alimentazione o espettorazione del paziente,

d)       Maschere facciali semplici con reservoir: permette l’erogazione di flussi di ossigeno di 8-15 l/min, con una FiO2 che può arrivare anche vicino al 100% (sistema non – rebreathing: vi è la presenza di una valvola unidirezionale che impedisce al gas già espirato di rientrare nella maschera).

  1. Sistemi ad alto flusso:

a)      Maschera di venturi o Ventimask: questa maschera sfrutta per erogare concentrazioni di O2 costanti l’effetto Venturi (l’O2 sotto pressione passa attraverso uno stretto orifizio oltre il quale determina una pressione subatmosferica che risucchia l’ariaambiente dentro il sistema). Variando la misura dell’orifizio ed il flusso la FiO2può essere impostata a 24%, 28%, 31%,35%, 40%, 50%, 60% (il kit è fornito con ugelli di diversicolori ognuno dei quali corrisponde ad un certo flusso e ad una certa FiO2) .



In caso di pazienti intubati o tracheostomizzati si usano i seguenti sistemi di Ossigenoterpia:

  • Tubo a “T”:circuito composto da un tubo corrugato in plastica e da un raccordo a T che viene posizionato sul tubo endotracheale o sulla cannula trahceostomica. A questo raccordo, va collegato da una parte la branca inspiratoria che deve essere umidificata e dall’altra la branca espiratoria, costituito da un tubo lungo circa 20 cm. Questa metodica viene utilizzata spesso durante lo svezzamento dalla ventilazione artificiale meccanica,
  • Portanaso: sistema di filtraggio e umidificazione da applicare al tubo endotracheale o alla cannula tracheostomica. Tramite un raccordo è possibile somministrare ossigeno,
  • Cupola tracheostomica: sistema simile ad una maschera tradizionale. Si differenzia da essa per la sua conformazione alla tracheotomia.

Durante la somministrazione di ossigeno, bisogna porre attenzione all’adeguata umidificazione della miscela gassosa inalata sia nei pazienti intubati o tracheostomizzati che, in caso di erogazione di ossigeno ad alti flussi, anche nei pazienti non intubati.

Un’umidificazione scarsa, può provocare:

  • Distruzione delle ciglia e, quindi, danni alla muscosa delle vie aeree,
  • Formazione di muco denso e secco, difficilmente espettorabile o aspirabile.

Un’umidificazione eccessiva, può provocare:

  • Ustioni della mucosa, se la temperatura dell’umidificatore è troppo elevata,
  • Alterazioni della mucosa delle vie aeree simili a quelle che si hanno con una bassa umidificazione,
  • Aumento della temperatura corporea.

Per prevenire ciò, si possono utilizzare e attentamente monitorare gli umidificatori. Questi possono essere:

  • Umidificatori attivi, suddivisi in:
    • Umidificatori a caldo: erogano umidità sfruttando l’energia elettrica,
    • Umidificatori a freddo: erogano umidità utilizzando solo acqua (es. gorgogliatori)
  • Umidificatori passivi che conservano e sfruttano il calore e l’umidità prodotti dal paziente.

L’infermiere, durante l’ossigenoterapia, deve:

  • Valutare l’efficacia della terapia mediante il monitoraggio dei parametri vitali e neurologico, della meccanica respiratoria e con l’ausilio dell’emogasanalisi,
  • Controllare l’umidificazione verificando:
    • Il corretto funzionamento dell’umidificatore,
    • Il livello dell’acqua nell’umidificatore,
    • La temperatura,
    • Le condense, eliminando le stesse dal circuito del respiratore.
  • Prevenire le complicanze, quali:
    • Tossicità: utilizzare l’ossigenoterapia a FiO2 possibilmente conosciute e non arbitrarie, in quanto elevate e continue % di ossigeno in persone con insufficienza respiratoria cronica in respiro spontaneo, possono provocare meccanismi di ipoventilazione a causa di un’eccessiva correzione dell’ipossia,
    • Atelettasie, mediante la collaborazione con il fisioterapista e l’educazione del paziente alla corretta esecuzione della fisioterapia respiratoria, alla modificazione della postura, alla stimolazione della tosse e all’esecuzione di aerosolterapia.

 

BIBLIOGRAFIA

  • F. DELLA CORTE, F. OLLIVERI, F. ENRICHENS (2002), Manuale di medicina d’emergenza, McGraw Hill, Milano
  • A. GENTILI, M. NASTASI, L. A. RIGON, C. SILVESTRI, P. TANGANELLI (1997), Il paziente critico. Clinica e assistenza infermieristica in anestesia e rianimazione, Ambrosiana, Milano
  • P.ALGHISI, M. CONCA, E. FRISONE (2006), L’infermiere in area critica, Carocci Faber, Roma
  • L. RASERO, E. LUMINI, G. SENES (2002), L’assistenza al traumatizzato cranico. Dall’evento traumatico alla fase riabilitativa, Carocci, Roma
  • G. TIBERIO, A. RANDAZZO, L. GATTINONI, B. ANDREONI (2000), Emergenza medico – chirurgiche, Masson, Milano.

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Infermiere specialista in emergenza/urgenza sanitaria ASL 10 Firenze, NOSGD, Pronto soccorso